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El Poblet, Valencia, la cena del 29.11.2012

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Non poteva capitare in un momento migliore la notizia dell’apertura di un ristorante di Quique Dacosta a Valencia.

Era da circa tre mesi che avevo in programma un viaggio in questa città moderna e tiratardi, e volevo cenare in un buon ristorante che mi desse un’idea della cucina dei rinomati cuochi spagnoli; niente di meglio, soprattutto considerando la terza stella Michelin conferita al locale di Denia la settimana prima.

Ecco, a dire la verità, di locali a Valencia il nuovo chef tres estrellas ne ha aperti tre, tutti “low cost”. Il Mercatbar, che offre pranzi (antipasto, portata principale e dolce) a circa 18€, il Vuelve Carolina al piano terra della calle Correos, ed al piano superiore El Poblet restaurante. Proprio alla tavola di quest’ultimo si riferisce il racconto a seguire.

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Centro Valencia, giro di perlustrazione guidati dal navigatore, obbiettivo acquisito. Urge un parcheggio (a pagamento) che troviamo poco distante.

Arriviamo puntuali alle 22.30, ci sono due ingressi separati da un metro di facciata, uno per il Vuelve Carolina e l’altro per El Poblet; la “recepiton” se così vogliamo definirla è comune.

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I locali sono al completo (propongono due turni, 20:30, 22:30) forse per la novità del momento, considerando che Valencia sembra accusare la crisi. Brevissima attesa, e ci accompagnano al piano superiore.

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Sembra strana la presenza di tanto legno chiaro visto fino ad ora, rende l’atmosfera quasi nordica.

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Ci siamo! Al tavolo lo stile cambia un po’, vestendosi di chiara eleganza.

Mentre consultiamo le proposte del ristorante, ci servono uno sfizioso aperitivo, apprezzatissimo soprattutto per la sorprendente nota “wasabica” dei salatini verdi.

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Come di consuetudine, alla prima visita ad un ristorante, preferisco sceglier il menu degustazione; due le proposte, “Grace Kelly” e ” Degustacion de historicos”, opteremo per la seconda e più completa, con abbinamento di vini al calice.

Benvenuto della cucina: crema di rucola ed i loro grissini

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fresca e dal ricordo di pesto la crema dal colore verde vivo, fragranti i grissini.

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Il primo dei calici in abbinamento, un produttore andaluso, se non erro.

Confesso la mia totale ignoranza in fatto di vini iberici, ma questo mi ha colpito per le sue caratteristiche: minerale, secco e quasi pungente per i profumi come di camomilla e ginepro, quasi strano per le mie abitudini di gusto, ma indovinato nell’abbinamento con il “Raim de pastor”, croccante ed acidulo di sottaceto.

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Molto gustoso e dai ricordi d’oriente per la salsa il “Papel & presa Iberica”; si tratta di un taglio ottenuto dal collo del maiale, caratterizzato dalle belle venature di grasso.

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Un piacere in bocca, di un morbido tendente allo scioglievole, saporito e succoso. Forse proprio per non “dilaniare” le fettine con coltello e forchetta, la portata si mangia con le apposite pinzette.

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 Sempre Andalusia e sensazione di minerale, bicchiere che è stato purtroppo poco considerato per via dell’arrivo in tavola di un piatto veramente scenografico.

La Bruma

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Il giorno dopo è stato descritto come una zolla di prato di campo nel piatto … effettivamente, mentre riaffiora lentamente dalla nebbia, l’impressione è quella.

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Germogli, foglioline, pisellini crudi ed il loro baccello a julienne, funghetti, pinoli tostati, crema e briciole, dadini di pancetta, il tutto su una base di gelatina impanata di verde!?

Stuzzicante il vegetale, spettacolari i piselli, pinoli e funghi.

Forse per il mio poco feeling con le gelatine salate, quando la base verde  ha incontrato la cremosa pancetta (se pancetta era), mi è rimasta in bocca la sensazione come di un rivestimento di una patina grassa e persistente. Peccato.

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Ecco uno dei migliori, se non il migliore abbinamento della serata, sia per il vino, sia per la portata.

Cubalibre de Foie.

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Un rincorrersi di sensazioni tra cibo e vino, uno nell’altro e viceversa.

Gelatina scura di rhum e coca, “crostini” allo zucchero di canna con spolverata di sale, granita di limone (che sembravan spicchi), il tutto su una spessa crema di foie gras. Dolce, salato, acido, grasso e poi il riesling … spettacolo! Uno dei piatti da non perdere.

Ostra Guggenheim.

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Altro abbinamento riuscitissimo, ostriche e champagne, con la sferzata del limone candito.

Il nome del piatto trova riscontro nella presentazione, la sagoma creata con i leggerissimi “fogli” a base d’ostrica richiama la forma del museo; appunto queste “vele”, come quando ti scappa l’ebollizione del latte e ci fosse qualcuno che blocca quel leggero strato, con le sue bolle, le sue pieghe; saporiti e croccanti, a seconda della luce passano dall’argentato al dorato-bronzeo. Ritroviamo l’argento-madreperla alla base, come una copertina ornata con piccoli ed esplosivi canditi di limone, che nasconde l’ostrica vera e propria “cotta” dal calore del piatto.

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Salmonete al papillot alla plancha, juliana de guisantes al eucalipto.

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Altro piatto da non perdere, filetti di triglia cotti perfettamente, conditi da una superba crema ai ricci di mare,  tocco di croccantezza e balsamicità dato dalla julienne di baccelli di piselli aromatizzati all’eucalipto. Decisamente da bis.

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“Quique Dacaosta non cocina para los rojos” si presenta così la sommelière con la sola proposta di vino rosso di Rioja.

Arroz cenisas.

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Fantastico! A parte la perfetta cottura del riso, che sembra quasi brace sotto ai carboni,  le note di merito sono per la cenere croccante e per quelle che sembravano alghe.

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Chutney de mango

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Regala piacere nel continuare a masticare.

Concludiamo con la piccola pasticceria, di cui molto gentilmente ci viene fatto un bis, e gli ultimi calici.

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gelatine all’ananas e dolcetti freschi al cocco

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macarons alla violetta

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arancia e cioccolato

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Il servizio, guidato da Lujan Carnicer Sanz, è stato preciso e distinto, il personale è giovane (mi hanno cambiato il bicchiere dell’acqua tra il Vichy Catalan e la San Pellegrino). Molto preparata e disponibile la sommelière Manuela Romeralo. Verso fine servizio la giovane chef,  Carolina Lourenco ( German Carrizo è l’altro chef in forze al locale)  è passata in sala per le chiacchiere di rito.

Attualmente El Poblet di Valencia è imprendibile per chi dovesse essere in zona, considerando che il menu è a 42€, l’abbinamento dei vini a 35€.

El Poblet Restaurante

Calle Correos, 8 1° piso

Valencia

+34961111106

http://www.elpobletrestaurante.com

http://www.facebook.com/elpobletrestaurante?fref=ts

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